Un calciatore nuovo, rinato. Totalmente rigenerato. Sono passati meno di due mesi dal suo trasferimento e ha giocato appena otto partite, eppure il Nicolò Fagioli della Fiorentina sembra tutt'altro giocatore rispetto a quello della prima parte di stagione alla Juventus. Lo dimostrano il minutaggio, il rendimento e soprattutto l'atteggiamento in campo. Anche a livello di maturità. E ad ammetterlo è lui stesso, in un'intervista a Il Corriere dello Sport: "La partenza da Torino mi ha permesso di esaurire la fase del ragazzino. Che mi stava molto stretta. Fagiolino è morto, oggi sono Nicolò".
Fagioli: "Solo Allegri mi ha dato la possibilità di giocare con continuità. Motta dopo Genoa e Lipsia non mi ha più considerato"
Nel corso della chiacchierata con il direttore Ivan Zazzaroni, il centrocampista ha raccontato quale sia mentalità bianconera e com'è stato il rapporto con i suoi due ultimi allenatori: "Alla Juve devi vincere vincere vincere, non puoi sbagliare. Se sbagli vai fuori. E se sei il giovane diventi il primo cambio e nessuno dice niente. Solo Allegri mi ha dato la possibilità di giocare con continuità. Dopo Genoa e Lipsia Motta non mi ha più considerato. Firenze mi ha restituito il piacere e la leggerezza".
Fagioli: "Quando sai che l'allenatore non ti vede, se manca la fiducia ti prepari peggio"
Nicolò si era spento, nell'ultimo periodo alla Juve: "Quando sai che l’allenatore non ti vede, se manca la fiducia ti prepari peggio, vai al campo, senti la pesantezza dell’allenamento e naturalmente non rendi. Se entri per tre, quattro minuti e ti dicono che devi entrare meglio, dentro di te scatta qualcosa di negativo. La testa gira diversamente".
Fagioli: "Lasciare la Juve è stato traumatico, nel momento dell'addio ho pianto"
Fagioli aveva bisogna di ripartire con nuova avventura, e l'ha fatto. Alla fine, si è rivelata una scelta vincente. Ma lasciare Torino non è stato facile: "Alla Juve sono stato undici anni, quando a fine dicembre ho deciso che me ne sarei andato mi sono sentito più leggero. Ma nel momento dell’addio ho pianto. Una bella botta. Ho pianto senza accorgermene, quel giorno mi sono reso conto che si chiudeva una lunga fase della vita, lasciavo i posti, i compagni, il tragitto di tutti i giorni. È stato traumatico. La Fiorentina mi ha accolto con tanto affetto e la novità ha finito per prevalere sul resto". Una novità con tanti effetti positivi, per lui e per la Viola: i fatti e il campo lo stanno dimostrando.
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